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STUDI DI PREVENZIONE E CURA DEL TUMORE ALL'OVAIO

Per sconfiggere il tumore all’ovaio attraverso la ricerca scientifica avanzata.

STUDI DI PREVENZIONE E CURA DEL TUMORE ALL'OVAIO

Il cancro ovarico è il sesto tumore più comune nelle donne e ha il più alto tasso di mortalità tra tutti i tumori ginecologici. In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 5.200 nuovi casi. Il cancro ovarico è difficile da individuare precocemente poiché la maggior parte delle pazienti non presenta sintomi specifici nelle fasi iniziali. In 8 casi su 10 il tumore ovarico viene diagnosticato in uno stadio avanzato e questo fa si che la sopravvivenza a 5 anni delle donne colpite da questo tumore sia solo del 40%.


Il prof. D’Incalci dell’Humanitas University e il suo team di ricercatori stanno conducendo progetti di ricerca sui tumori ovarici focalizzati alla diagnosi precoce e al miglioramento delle terapie. L’approccio è basato sulle recenti tecniche di analisi molecolare mediante sequenziamento dell’intero patrimonio di DNA e RNA nei tessuti biologici. Il team è multidisciplinare in quanto i biologi collaborano strettamente con i bioinformatici in tutti i passaggi della ricerca, dalla progettazione fino all’elaborazione finale dei dati.


Inoltre, è attiva una stretta collaborazione con statistici, metodologi, anatomopatologi e medici oncologi, chirurghi e radioterapisti di diversi centri clinici in Italia. Un’attività importante del laboratorio è la formazione dei giovani ricercatori che, partecipando alle attività del laboratorio, acquisiscono competenze ed esperienze fondamentali per il loro percorso professionale nel campo della ricerca biomedica.

 

L’obiettivo delle ricerche è il miglioramento sostanziale della diagnosi e della terapia dei tumori ovarici, con l’intenzione di trasferire al paziente le conoscenze prodotte in laboratorio (ricerca traslazionale).

In particolare, sono stati fissati questi obiettivi ambiziosi:

  • sviluppare un test non invasivo per la diagnosi precoce;

  • sviluppare un test basato sull’analisi del sangue per monitorare la risposta delle pazienti alla terapia;

  • caratterizzare in modo più dettagliato i diversi tipi di tumori ovarici in tutte le loro componenti, studiando in particolare l’interazione tra cellule tumorali e cellule dell’immunità;

  • identificare biomarcatori che permettano una classificazione più chiara dei tipi di tumori ovarici per guidare la prognosi e, in un futuro prossimo, la scelta della terapia migliore per ogni paziente.


Attraverso un approccio multiforme che combina genomica, biologia molecolare, biologia computazionale e medicina traslazionale, la loro ricerca mira a spostare il paradigma del cancro ovarico verso la prevenzione, la diagnosi precoce e trattamenti personalizzati più efficaci. Ciò potrebbe potenzialmente salvare migliaia di vite in Italia e nel mondo.


IL PROGETTO

Pap test e genomica, la strategia vincente per sconfiggere il cancro dell'ovaio.

Il sogno di una diagnosi precoce per il tumore dell’ovaio è oggi un passo più vicino alla realtà, grazie a nuove tecniche di analisi genomica è possibile identificare la presenza di alterazioni molecolari specifiche del tumore ovarico, con anni di anticipo rispetto alle prime manifestazioni della malattia, nei tamponi usati per il Pap test, il comune esame di screening dei tumori del collo dell’utero.

La diagnosi precoce del tumore dell’ovaio, i cui sintomi si manifestano tardivamente, è fondamentale per la sopravvivenza. Questa passa infatti, a cinque anni dalla diagnosi, da appena il 30% per i tumori diagnosticati al III stadio a oltre il 90% per i tumori identificati al I stadio, quando la malattia è ancora nella fase inziale di sviluppo.

«La sopravvivenza al tumore dell’ovaio dipende fortemente dal momento in cui la malattia viene scoperta: cambiare la nostra capacità di fare diagnosi precoce, significa cambiare le possibilità di cura. Ed è quello che crediamo sia possibile fare grazie a un approccio innovativo, implementabile su larga scala e non invasivo: utilizzando i tamponi dei Pap test e applicando tecniche di analisi genomica in grado di identificare un’importante firma molecolare di questo tumore: la sua instabilità genomica», affermano Maurizio D’Incalci, professore di farmacologia in Humanitas University e responsabile del laboratorio di Farmacologia Antitumorale in IRCCS Istituto Clinico Humanitas, e Sergio Marchini, responsabile dell’Unità di Genomica traslazionale dello stesso istituto, che hanno ideato e coordinato lo studio.

La ricerca è stata condotta in maniera retrospettiva a partire dai tamponi di Pap test di 113 pazienti, raccolti e analizzati in collaborazione con numerosi centri su tutto il territorio italiano: IRCCS Ospedale San Gerardo di Monza, IRCCS Policlinico Gemelli di Roma, IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, l’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, l’Istituto Mario Negri di Milano e l’Università degli Studi di Padova.

La ricerca è stata possibile grazie al sostegno di Fondazione Alessandra Bono, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro e Alleanza Contro il Cancro. Gli studi proseguiranno anche grazie al contributo di Rinascente attraverso Fondazione Humanitas per la Ricerca.

Tumore dell’ovaio: la sfida della diagnosi precoce e il ruolo dell’instabilità genomica

In Italia ogni anno vengono diagnosticati più di 5000 nuovi casi di tumore all’ovaio, che si aggiungono alle circa trentamila donne che sono già in cura per la patologia. La forma più frequente di tumore ovarico è chiamato “carcinoma ovarico sieroso ad alto grado” (in acronimo HGSOC). Costituisce il 70% di tutte le diagnosi e rappresenta purtroppo la forma più aggressiva e letale della malattia, spesso resistente ai farmaci chemioterapici anche perché diagnosticata in fase avanzata. Il tumore all’ovaio è infatti una patologia che non dà sintomi facilmente riconoscibili.

Negli ultimi decenni diversi gruppi di ricerca nel mondo hanno provato a mettere a punto una tecnica di diagnosi precoce per il tumore ovarico, senza successo. Una di queste tecniche, come quella proposta da ricercatori di Humanitas su Science Translational Medicine, si basava sull’analisi dei tamponi per il Pap test, ma in quel caso si cercava una mutazione genetica che si è poi rivelata non sufficientemente specifica. «A fare la differenza, questa volta, è l’idea di guardare a un’altra caratteristica molecolare delle cellule tumorali: la loro instabilità genomica – spiega Sergio Marchini –. Oggi sappiamo che già nelle prime fasi del processo di trasformazione tumorale, il DNA delle future cellule neoplastiche è caratterizzato da profonde anomalie nella sua struttura e organizzazione. L’instabilità genomica è quindi una caratteristica primitiva e non condivisa con le cellule sane, e quindi un’ottima base di partenza per sviluppare un test di diagnosi precoce».


Lo studio retrospettivo su 113 pazienti con tumore ovarico

Per realizzare lo studio, i ricercatori hanno raccolto i Pap test effettuati, anni prima della diagnosi, da 113 donne con tumore all’ovaio. I tamponi sono stati analizzati con una tecnica di sequenziamento del DNA che permette di rilevare anche piccole tracce di DNA tumorale e di misurare la loro instabilità genomica. I risultati così ottenuti sono poi stati confrontati con un gruppo di controllo: i Pap test di 77 donne sane, che non hanno ricevuto negli anni successivi alcuna diagnosi di tumore.

«Per la prima volta nella ricerca sulla diagnosi del tumore ovarico, i dati sono davvero promettenti: dimostrano che la tecnica impiegata è in grado di riconoscere nei tamponi la presenza di DNA tumorale con anni di anticipo rispetto alla manifestazione della malattia, in un caso addirittura nove anni prima. Il numero di falsi positivi nel gruppo di controllo è molto basso, così come il numero di falsi negativi tra i tamponi delle pazienti con tumore», spiegano Lara Paracchini e Laura Mannarino, prime autrici dello studio, di cui hanno curato rispettivamente gli esperimenti in laboratorio e l’analisi bioinformatica dei dati.

Si tratta però solo del primo fondamentale passo vero la dimostrazione di fattibilità ed efficacia di una tecnica di diagnosi precoce per questa malattia. «I test diagnostici sono particolarmente complessi da testare perché vanno valutati nel mondo reale, su grandi numeri di pazienti e in modo prospettico. Solo così sarà possibile dimostrare che rilevando queste tracce di DNA altamente instabile siamo davvero in grado di predire la malattia e di implementare un percorso di monitoraggio che può salvare delle vite. I dati appena pubblicati su Science Translational Medicine aprono una strada: ora serve il sostegno di tutti per avviare un ampio e robusto studio prospettico, volto a confermare i dati e trasformare il sogno di una diagnosi precoce del tumore ovarico in una realtà concreta», conclude il prof. Maurizio D’Incalci.


FONDI DESTINATI

La Fondazione Alessandra Bono Onlus è una delle principali sostenitrici della ricerca sul cancro ovarico presso Humanitas University. Dal 2021 la fondazione ha stanziato 250.000 euro all’anno per promuovere i progetti di ricerca guidati dal Prof. Maurizio D'Incalci incentrati sulla diagnosi precoce e il controllo della malattia. La partnership in corso tra Humanitas University e Fondazione Alessandra Bono dimostra l’immenso potenziale della filantropia per alimentare la ricerca medica innovativa. Finanziando il lavoro pionieristico del team del Prof. D'Incalci, la Fondazione Alessandra Bono sta mettendo le basi per ottenere un risultato insperato nella lotta contro il cancro ovarico in Italia e nel mondo.


IMPATTO SOCIALE

L’impatto potenziale di questi sforzi di ricerca è enorme. Lo sviluppo di metodi di diagnosi precoce come la biopsia liquida e lo screening innovativo tramite Pap test potrebbero salvare migliaia di vite ogni anno. Solo in Italia, si stima che circa 6.000 donne potrebbero essere salvate ogni anno attraverso la diagnosi precoce del cancro alle ovaie. A livello globale, questo approccio potrebbe potenzialmente salvare la vita di oltre 300.000 donne ogni anno.


Rilevare il cancro ovarico prima che si manifestino i sintomi consente inoltre un trattamento chirurgico meno invasivo e aggressivo. Grazie a questi progressi della ricerca, molte donne potrebbero essere curate con la sola chirurgia ed evitare i difficili effetti collaterali della chemioterapia. La qualità complessiva della vita dopo la diagnosi è destinata a migliorare considerevolmente.

I ricercatori intendono avanzare verso nuove frontiere anche per comprendere la biologia del cancro ovarico. Ciò comporterà lo studio integrato della genetica dei tumori, della biologia cellulare, dell’analisi computazionale e della medicina traslazionale. L’obiettivo generale è scoprire strategie innovative per prevenire, individuare e trattare questa malattia devastante. Con un approccio altamente collaborativo e un impegno costante, i ricercatori dell’Humanitas University e dei loro collaboratori hanno posto le basi per un futuro in cui il cancro ovarico non sarà più il killer silenzioso che è stato. I loro sforzi rappresentano la speranza per le migliaia di donne che ogni anno ricevono una diagnosi di cancro alle ovaie.


LINK:

https://www.humanitas.it/news/tumore-dellovaio-progressi-verso-la-diagnosi-precoce/



https://www.vanityfair.it/article/biopsia-liquida-e-firma-molecolare-la-scienza-sfida-il-tumore-dellovaio

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