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Ente Beneficiario: ASSOCIAZIONE AVISCO

CARTONI ANIMATI IN CORSIA

Per aiutare i giovani e i giovanissimi pazienti a superare i limiti imposti dalla malattia, attraverso il potere immaginifico del cinema, offrendo loro l’opportunità di diventare autori di brevi film d’animazione.

CARTONI ANIMATI IN CORSIA

Il progetto

“Cartoni Animati in Corsia” è un progetto educativo, artistico e relazionale nato nel 2012 presso l’Ospedale dei Bambini degli Spedali Civili di Brescia.

L’iniziativa porta il cinema d’animazione direttamente all’interno dei reparti pediatrici e consente a bambini e adolescenti ricoverati di diventare autori di brevi film.

Non si tratta di una semplice attività ricreativa o di un momento di intrattenimento occasionale. Il laboratorio accompagna i giovani pazienti in un vero processo creativo: dall’idea iniziale alla costruzione dei personaggi, dalla realizzazione delle immagini alla registrazione delle voci e dei suoni, fino al montaggio e alla proiezione pubblica del cortometraggio.

Attraverso il disegno, la carta, la plastilina, le parole, la musica e la tecnica dello stop-motion, i partecipanti possono inventare storie, rappresentare emozioni e dare forma a pensieri che talvolta risultano difficili da esprimere direttamente.

Il progetto è rivolto in particolare ai pazienti lungodegenti e viene adattato alle condizioni di salute, alle capacità, all’età e ai tempi di ciascun bambino o ragazzo.

La partecipazione è completamente gratuita per:

  • i giovani pazienti;

  • le loro famiglie;

  • le strutture ospedaliere che ospitano i laboratori.


Dove si svolge

Nato a Brescia, il progetto è stato successivamente esteso ad altri presidi pediatrici.

Secondo il testo storico della pagina, “Cartoni Animati in Corsia” è stato attivato anche presso:

  • Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo;

  • Istituto Giannina Gaslini di Genova;

  • Ospedale Monaldi di Napoli.

La rendicontazione 2025 riguarda specificamente le attività realizzate presso:

  • Ospedale dei Bambini dell’ASST Spedali Civili di Brescia;

  • Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.


I beneficiari

Il progetto si rivolge a giovani e giovanissimi pazienti ricoverati nei reparti pediatrici.

Nel 2025 le attività hanno coinvolto, in particolare:

A Brescia

  • Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza;

  • Oncoematologia pediatrica.

A Bergamo

  • Chirurgia pediatrica e Trapianti;

  • Pediatria generale;

  • Oncologia pediatrica;

  • Cardiochirurgia.

Il numero dei partecipanti può variare in relazione alla durata delle degenze, alle condizioni cliniche e alla possibilità dei pazienti di prendere parte alle attività.

Nel corso del 2025 i laboratori di Brescia e Bergamo hanno coinvolto più di cento bambini e adolescenti. Una parte significativa dei partecipanti proveniva dal reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza; la documentazione segnala inoltre una crescita progressiva del numero di giovani pazienti stranieri.


Gli obiettivi

Il progetto si sviluppa intorno a quattro obiettivi principali.

Superare l’immagine del bambino come soggetto passivo

La malattia e il ricovero tendono a collocare il bambino in una condizione nella quale sono gli adulti, i tempi clinici e le procedure sanitarie a decidere per lui.

Durante il laboratorio, invece, il giovane paziente torna a essere autore.

Può scegliere:

  • quale storia raccontare;

  • quali personaggi creare;

  • quali materiali utilizzare;

  • come farli muovere;

  • quali parole e suoni inserire;

  • quale messaggio affidare al cortometraggio.

La partecipazione creativa restituisce quindi uno spazio di iniziativa, scelta e responsabilità personale.

Proteggere il mondo emozionale

Il ricovero può interrompere la quotidianità, separare il bambino dalla scuola e dagli amici e imporre esperienze dolorose o difficili da comprendere.

Il laboratorio offre uno spazio meno medicalizzato, nel quale paura, desiderio, rabbia, nostalgia, immaginazione e ironia possono trovare una forma.

L’obiettivo non è chiedere ai bambini di raccontare direttamente la malattia. Attraverso personaggi, mondi immaginari e storie simboliche, ciascuno può decidere quanto avvicinarsi al proprio vissuto e come rappresentarlo.

Portare arte e cultura in ospedale

“Cartoni Animati in Corsia” considera l’accesso alla cultura e alla creatività un diritto che deve poter essere preservato anche durante la malattia.

Il cinema d’animazione entra quindi nel reparto non come elemento decorativo, ma come linguaggio da apprendere e praticare.

I bambini incontrano strumenti, tecniche e professionisti dell’audiovisivo e sperimentano concretamente come nasce un film.

Diffondere le opere realizzate

Il percorso non si conclude all’interno dell’ospedale.

Dopo il montaggio e la sonorizzazione, i cortometraggi vengono presentati alle famiglie e alle comunità locali attraverso proiezioni cinematografiche.

Alcune opere vengono inoltre selezionate per festival nazionali e internazionali dedicati al cinema d’animazione e alla produzione audiovisiva dei giovani.

Il passaggio dalla corsia allo schermo pubblico attribuisce valore alle opere e riconosce i bambini non soltanto come pazienti, ma come autori.


Come si svolge un laboratorio

L’incontro con i pazienti

Gli operatori AVISCO entrano nei reparti in accordo con il personale sanitario e con i docenti delle scuole ospedaliere.

Le attività possono svolgersi:

  • individualmente;

  • in piccoli gruppi;

  • negli spazi comuni del reparto;

  • direttamente nella stanza del paziente, quando le condizioni cliniche non consentono spostamenti.

Il lavoro viene adattato quotidianamente alle esigenze terapeutiche, agli impegni sanitari e alle condizioni fisiche ed emotive dei partecipanti.

La nascita della storia

Il laboratorio può prendere avvio da:

  • un racconto;

  • un albo illustrato;

  • una poesia;

  • un’immagine;

  • una parola;

  • un tema proposto dai partecipanti;

  • un’esperienza o un desiderio personale.

Da questi stimoli nasce un processo condiviso di ideazione.

I bambini elaborano personaggi, ambientazioni, azioni e sequenze narrative. L’operatore non impone una storia precostituita, ma accompagna il gruppo nella costruzione di un racconto che appartenga realmente ai partecipanti.

La preparazione dei materiali

Dopo aver definito la storia, i giovani autori realizzano gli elementi necessari per l’animazione.

Possono utilizzare:

  • carta;

  • cartoncino;

  • plastilina;

  • disegni;

  • fotografie;

  • ritagli;

  • testi;

  • materiali misti.

Ogni oggetto viene progettato per poter essere spostato e fotografato fotogramma dopo fotogramma.

La “casetta dei cartoni”

Tra gli strumenti impiegati figura la “casetta dei cartoni”, un dispositivo appositamente progettato per rendere accessibile la tecnica dello stop-motion anche ai pazienti che lavorano dal letto o presentano limitazioni nei movimenti.

La struttura crea un piccolo set cinematografico, nel quale i personaggi vengono posizionati e animati.

L’utilizzo di strumenti adattati permette anche ai bambini con maggiori difficoltà fisiche di partecipare in modo attivo.

La stop-motion

La tecnica dello stop-motion consiste nel fotografare oggetti o personaggi dopo ogni minimo spostamento.

Quando le immagini vengono riprodotte in rapida successione, ciò che era immobile sembra prendere vita.

Questo processo richiede:

  • attenzione;

  • pazienza;

  • coordinamento;

  • capacità di progettare;

  • collaborazione;

  • comprensione della sequenza temporale.

La meraviglia prodotta dal movimento finale restituisce immediatamente ai partecipanti il risultato del proprio lavoro.

Voci, suoni e colonna sonora

Il progetto non si limita alla produzione delle immagini.

Molti partecipanti registrano:

  • dialoghi;

  • voci narranti;

  • rumori;

  • effetti sonori;

  • musiche.

Nel 2025 alcuni giovani pazienti hanno lavorato anche alla colonna sonora con la guida di una docente di musica socia di AVISCO e con il supporto degli animatori.

La sonorizzazione consente ai bambini di attribuire ulteriore significato alle immagini e di partecipare a una fase fondamentale della costruzione cinematografica.

Montaggio e post-produzione

Al termine delle attività in corsia, gli operatori AVISCO proseguono il lavoro fuori dall’ospedale.

La post-produzione comprende:

  • selezione delle immagini;

  • montaggio;

  • sincronizzazione dei movimenti;

  • pulizia e montaggio delle voci;

  • inserimento dei suoni;

  • realizzazione dei titoli;

  • finalizzazione tecnica del cortometraggio.

Questa fase richiede molte ore di lavoro professionale e trasforma i materiali prodotti durante i laboratori in un’opera cinematografica compiuta.

Il gruppo operativo Nel 2025 il progetto è stato realizzato da un gruppo di 12 operatori AVISCO, impegnati nei laboratori di Brescia e Bergamo.

Gli operatori lavorano sempre in coppia, una scelta organizzativa che permette di:

  • seguire con maggiore attenzione i partecipanti;

  • adattare le attività alle condizioni del reparto;

  • gestire contemporaneamente la parte educativa e quella tecnica;

  • osservare e documentare i processi;

  • garantire continuità e sicurezza;

  • confrontarsi dopo ogni incontro.

Il gruppo è stato profondamente rinnovato nel 2022 e ha seguito un percorso composto da:

  • formazione continua;

  • esperienza diretta nei reparti;

  • incontri di supervisione;

  • confronto con una psicologa;

  • aggiornamento tecnico e metodologico.

Questa preparazione è necessaria perché il laboratorio si svolge in un contesto complesso, nel quale competenza audiovisiva, sensibilità educativa e attenzione alla condizione clinica devono procedere insieme.

La collaborazione con l’ospedale Il progetto viene realizzato in costante collaborazione con:

  • personale medico;

  • personale infermieristico;

  • educatori;

  • psicologi;

  • personale delle scuole ospedaliere;

  • famiglie.

Il confronto con gli operatori sanitari permette di valutare:

  • quali pazienti possano partecipare;

  • in quali momenti sia opportuno proporre l’attività;

  • quali adattamenti siano necessari;

  • come rispettare terapie, riposo e condizioni emotive.

La continuità della relazione con il personale ospedaliero rappresenta uno degli elementi che hanno consentito al progetto di consolidarsi nel tempo.


Le attività del 2025

Nel periodo compreso tra gennaio e la fine di aprile 2025 sono stati realizzati:

  • 20 laboratori a Brescia;

  • 21 laboratori a Bergamo.

Complessivamente, la rendicontazione registra quindi 41 laboratori nei due presidi ospedalieri.

Le attività sono state sviluppate attraverso percorsi individuali e in piccoli gruppi, con priorità ai pazienti lungodegenti.

Nel mese di giugno, dopo il montaggio e la sonorizzazione, i cortometraggi sono stati presentati pubblicamente in due sale cinematografiche:

  • una a Brescia;

  • una a Bergamo.

Le proiezioni hanno coinvolto famiglie, istituzioni, rappresentanti degli ospedali e comunità locali e hanno ricevuto una significativa attenzione da parte della stampa e delle emittenti televisive.


I cortometraggi del 2025 “Le cose che passano”

Realizzato nei reparti di Chirurgia pediatrica e Trapianti e di Oncologia pediatrica dell’Ospedale di Bergamo, il cortometraggio utilizza l’animazione della carta.

La storia riflette su tutto ciò che cambia, finisce o si trasforma: una ferita che guarisce, il fumo che si dissolve, un dente da latte che cade.

Il film affronta con delicatezza il tema del passaggio e del cambiamento, lasciando emergere ciò che, nonostante le trasformazioni, può rimanere. La relativa tavola progettuale è riportata nelle pagine 8 e 9 della rendicontazione.

“Immagina”

Il corto è nato nei reparti pediatrici dell’Ospedale di Bergamo e prende spunto dall’immaginazione come strumento per interrogarsi sulle caratteristiche delle persone.

Ogni domanda diventa una possibilità narrativa e ogni personaggio apre una finestra su un mondo diverso.

La documentazione visiva mostra come le figure siano state costruite mediante forme e carte colorate e successivamente animate fotogramma dopo fotogramma.

“Piccolo dizionario dei lavori impossibili”

Realizzato nel reparto di Oncologia pediatrica dell’Ospedale di Brescia con carta e plastilina, il film inventa mestieri che non esistono.

Tra questi compaiono il “cucciola cani”, lo “spremi limoni”, il ladro che ruba soltanto le monete brillanti e l’oculista dei gatti.

Il cortometraggio trasforma l’impossibile in una possibilità creativa e permette ai partecipanti di costruire un mondo regolato dalla propria fantasia.

“Poesie magiche per emozionarsi a volontà”

Il lavoro è stato realizzato nel reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale di Brescia.

Il corto combina il caviardage — la creazione di testi poetici attraverso la selezione di parole all’interno di una pagina — con la stop-motion.

In un contesto nel quale le parole possono risultare difficili da pronunciare, i partecipanti hanno potuto scegliere, isolare e animare quelle che sentivano più vicine.

La pagina 12 della rendicontazione mostra la composizione visiva creata dai ragazzi, nella quale le parole selezionate emergono da un testo oscurato.

“Haiku. Poesie per quattro stagioni, più una”

Realizzato nello stesso reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, il cortometraggio utilizza una tecnica mista.

Il lavoro è dedicato alla forza delle parole essenziali e alla capacità dei piccoli gesti di produrre immagini e significati.

La documentazione visiva presenta una delle scene create in plastilina e materiali filiformi, testimonianza della libertà tecnica lasciata ai partecipanti.

Le proiezioni cinematografiche

La presentazione pubblica costituisce una parte integrante del progetto.

Il momento della proiezione:

  • riconosce il lavoro svolto dai bambini;

  • permette alle famiglie di vedere il risultato del percorso;

  • restituisce le opere alla comunità;

  • rende visibili capacità e immaginazione dei giovani autori;

  • supera lo spazio chiuso del reparto;

  • trasforma un’esperienza ospedaliera in un evento culturale.


Nel 2025 le opere sono state presentate in due eventi cinematografici dedicati a Brescia e Bergamo.

I bambini e i ragazzi non sono stati raccontati soltanto come destinatari di un progetto solidale, ma riconosciuti come autori dei film proiettati sul grande schermo.


Risultati ottenuti nel 2025

Sulla base della rendicontazione, i principali risultati comprendono:

  • 41 laboratori complessivi realizzati tra Brescia e Bergamo;

  • 20 laboratori presso l’Ospedale dei Bambini di Brescia;

  • 21 laboratori presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo;

  • coinvolgimento di più di cento giovani pazienti;

  • attività individuali e in piccoli gruppi;

  • coinvolgimento prioritario dei pazienti lungodegenti;

  • produzione di cortometraggi d’animazione;

  • partecipazione dei bambini alla realizzazione delle colonne sonore;

  • lavoro continuativo di 12 operatori specializzati;

  • due proiezioni cinematografiche pubbliche;

  • coinvolgimento delle famiglie e delle comunità;

  • selezione dei cortometraggi in festival nazionali e internazionali;

  • collaborazione continuativa con il personale sanitario e scolastico dei due ospedali;

  • ampia diffusione attraverso stampa, televisioni e canali digitali.


Come vengono valutati gli esiti

La natura del progetto richiede una valutazione non soltanto quantitativa.

Gli operatori AVISCO utilizzano diversi strumenti e indicatori:

  • osservazione partecipata;

  • diari di bordo;

  • qualità delle relazioni con i giovani pazienti;

  • feedback delle famiglie;

  • valutazioni del personale sanitario;

  • valutazioni del personale docente;

  • documentazione fotografica e video;

  • interesse e continuità della partecipazione;

  • caratteristiche narrative ed espressive delle opere;

  • varietà dei materiali utilizzati;

  • partecipazione alla sonorizzazione;

  • selezione dei corti nei festival;

  • menzioni e riconoscimenti;

  • diffusione sulla stampa e sui social.

Tra gli esiti osservati vengono indicati:

  • sollievo rispetto alla routine del ricovero;

  • percezione del laboratorio come spazio accogliente e meno medicalizzato;

  • aumento del coinvolgimento;

  • espressione delle emozioni;

  • sviluppo delle capacità creative;

  • maggiore possibilità di relazione;

  • soddisfazione e stupore nel vedere animate le proprie creazioni.


Impatto sui giovani pazienti

Il beneficio principale consiste nella possibilità di vivere un’esperienza nella quale la malattia non rappresenta l’unico elemento identitario.

Durante il laboratorio il bambino non è soltanto qualcuno che riceve cure, ma una persona che:

  • immagina;

  • decide;

  • costruisce;

  • collabora;

  • racconta;

  • registra;

  • sperimenta;

  • crea un’opera destinata a essere vista da altri.

Questa diversa posizione può contribuire a modificare la percezione del tempo trascorso in ospedale.

La degenza non scompare, ma al suo interno si apre uno spazio nel quale il giovane paziente può ancora esprimere capacità sane, vitali e creative.


Impatto sulle famiglie

I genitori e i familiari possono assistere o partecipare alle attività.

La rendicontazione sottolinea come le famiglie abbiano la possibilità di osservare un cambiamento nell’umore dei figli durante il processo creativo.

Per i genitori, vedere il bambino concentrato su una storia, incuriosito da una tecnica o soddisfatto del risultato finale può rappresentare un momento di sollievo all’interno di un periodo segnato dalla preoccupazione.

Anche la proiezione pubblica assume un valore particolare: la famiglia può assistere alla presentazione di un’opera firmata dal proprio figlio e condividere un’esperienza che non è definita soltanto dalla malattia.

Impatto sul contesto ospedaliero

Il progetto contribuisce a rendere il reparto uno spazio nel quale, accanto alla cura sanitaria, trovano posto:

  • cultura;

  • relazione;

  • espressione;

  • apprendimento;

  • immaginazione;

  • partecipazione.

La presenza continuativa degli operatori permette di integrare l’attività nel contesto ospedaliero, evitando che rimanga un intervento isolato.

La collaborazione con medici, infermieri, insegnanti e altri professionisti favorisce inoltre una visione più ampia del benessere del bambino.

Nella rendicontazione l’esperienza viene richiamata come possibile attività “coadiuvante la cura”. È tuttavia opportuno precisare che “Cartoni Animati in Corsia” non è presentato come una terapia clinica, ma come un intervento educativo, culturale e relazionale che può affiancare positivamente il percorso ospedaliero.


Impatto sulla comunità

Le proiezioni cinematografiche trasformano i cortometraggi in un patrimonio condiviso.

Le comunità di Brescia e Bergamo possono conoscere il lavoro dei giovani pazienti e confrontarsi con una rappresentazione dell’infanzia ricoverata diversa da quella abitualmente associata alla fragilità.

Il pubblico incontra bambini e adolescenti capaci di produrre immagini, storie e significati.

La diffusione delle opere contribuisce così a:

  • ridurre gli stereotipi sulla malattia;

  • valorizzare le capacità dei giovani pazienti;

  • sensibilizzare sul diritto alla cultura anche durante il ricovero;

  • creare un collegamento tra ospedale e territorio;

  • promuovere un’idea più ampia e umana della cura.


L’espansione a Brescia e Bergamo

Nel 2023 il progetto è entrato nel programma ufficiale di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura ed è stato attivato anche presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

L’estensione ha trasformato “Cartoni Animati in Corsia” in un progetto operativo su due territori.

Nel 2024, tuttavia, la mancanza di risorse sufficienti non ha consentito di mantenere contemporaneamente i laboratori a Brescia e Bergamo. In quell’anno l’attività è proseguita soltanto a Bergamo, sostenuta dalla Fondazione Alessandra Bono, dall’Associazione “Con Giulia” e da una raccolta fondi promossa da AVISCO.

Nel 2025, grazie all’accesso a nuovi finanziamenti, è stato possibile riattivare il progetto in entrambi gli ospedali.


Il documentario “Il cielo nella stanza”

Nel 2025 è stato avviato anche il progetto documentario “Il cielo nella stanza”, realizzato dall’artista e regista Nicola Zambelli in collaborazione con AVISCO.

Il documentario nasce per raccontare:

  • il lavoro degli operatori;

  • il processo creativo nei reparti;

  • il diritto dei bambini a esprimere le proprie potenzialità;

  • il rapporto tra cultura e cura;

  • il valore educativo dei laboratori;

  • la necessità di garantire continuità al progetto.

L’opera intende diventare uno strumento di divulgazione rivolto al mondo sanitario, culturale ed educativo e favorire una riflessione su ciò che può contribuire al benessere all’interno di un ospedale.


L’esperienza internazionale

Il testo attuale segnala l’avvio, nel 2025, di una prima esperienza internazionale a Leopoli, in Ucraina, presso un centro educativo e riabilitativo.

La rendicontazione Brescia-Bergamo allegata non contiene però una descrizione operativa o finanziaria di questa attività.

Per trasparenza, la notizia può essere mantenuta come sviluppo internazionale del progetto, ma senza attribuirle dati quantitativi o risultati non presenti nella documentazione disponibile.


I risultati complessivi

Secondo i dati storici riportati nel testo attuale, nel corso delle diverse edizioni il progetto ha raggiunto:

  • circa 800 bambini e adolescenti;

  • circa 90 cortometraggi realizzati;

  • 3.500 ore di laboratorio in corsia;

  • 2.500 ore di post-produzione;

  • attività in quattro città italiane: Brescia, Bergamo, Genova e Napoli;

  • partecipazione a festival nazionali e internazionali;

  • premi e riconoscimenti;

  • tre pubblicazioni collegate al progetto:

    • Cuochi dell’anima;

    • Fare le fusa per bene;

    • L’arte del dono


Fondi destinati

La Fondazione Alessandra Bono sostiene il progetto con un contributo annuale di 5.000 euro.


Perché la Fondazione sostiene il progetto

“Cartoni Animati in Corsia” interpreta in modo concreto una concezione della cura che considera la persona nella sua interezza.

Il progetto non interviene sulla patologia, ma su ciò che la malattia rischia di comprimere:

  • la libertà di immaginare;

  • il bisogno di esprimersi;

  • la possibilità di scegliere;

  • la relazione con gli altri;

  • il diritto a continuare a imparare;

  • la capacità di produrre bellezza anche in un momento difficile.

La Fondazione Alessandra Bono sostiene l’iniziativa perché unisce competenza professionale, continuità, gratuità, cultura e attenzione alle persone.

Il valore dell’intervento non risiede soltanto nei cortometraggi prodotti, ma nel processo che permette a un bambino o a un adolescente di vedere una propria idea trasformarsi in immagini, movimento, suono e racconto.


Link di approfondimento:

🔗 www.avisco.org

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Scarica il dossier 2024:


Scarica il comunicato Stampa 2025:


FONDAZIONE ALESSANDRA BONO ETS

CODICE FISCALE: 98194460170

IBAN​​: IT13 J087 3555 0600 2000 0202 464

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