Ente Beneficiario: HUMANITAS UNIVERSITY DI MILANO
PREVENZIONE TUMORE ALL'OVAIO: SOSTENIAMO LA RICERCA PIÙ AVANZATA AL MONDO
La Fondazione Alessandra Bono finanzia la ricerca sul tumore ovarico ad Humanitas University: diagnosi precoce, biopsia liquida e terapie innovative.

Tumore ovarico: la ricerca scientifica che può cambiare il futuro delle donne
Il tumore ovarico è la forma di cancro ginecologico con il più alto tasso di mortalità. In Italia ogni anno colpisce oltre 5.000 donne e, nella maggior parte dei casi, viene diagnosticato quando è già in stadio avanzato. Il motivo è semplice: non dà sintomi riconoscibili nelle fasi iniziali.
La sopravvivenza a cinque anni è del 40% per chi riceve la diagnosi tardi. Sale oltre il 90% per chi la riceve presto. Questa differenza si chiama diagnosi precoce, ed è esattamente ciò su cui la ricerca scientifica sostenuta dalla Fondazione Alessandra Bono sta lavorando.
Chi conduce la ricerca
Dal 2021 la Fondazione Alessandra Bono finanzia il programma di ricerca oncologica sul tumore ovarico presso Humanitas University di Milano, guidato dal Prof. Maurizio D'Incalci, responsabile del Laboratorio di Farmacologia Antitumorale dell'IRCCS Humanitas Research Hospital.
Il team è multidisciplinare: biologi, bioinformatici, oncologi, statistici, anatomopatologi e chirurghi lavorano insieme su un obiettivo comune: migliorare in modo sostanziale la diagnosi e la terapia dei tumori ovarici, con l'intenzione di trasferire al paziente le conoscenze prodotte in laboratorio (ricerca traslazionale).
Cinque linee di ricerca sono attualmente attive.
I risultati vengono regolarmente pubblicati su riviste scientifiche internazionali e presentati ai principali congressi mondiali di oncologia.
Fondi destinati
La partnership in corso tra Humanitas University e Fondazione Alessandra Bono dimostra l’immenso potenziale della filantropia per alimentare la ricerca medica innovativa. Finanziando il lavoro pionieristico del team del Prof. D'Incalci, la Fondazione sta mettendo le basi per ottenere un risultato insperato nella lotta contro il cancro ovarico in Italia e nel mondo.Il contributo annuale, interamente destinato ai progetti, è di 250.000 euro.
I Cinque progetti sostenuti
1. Diagnosi precoce tramite analisi del Pap test
Il Pap test — l'esame ginecologico di routine già diffusissimo — potrebbe diventare anche uno strumento per individuare il tumore ovarico anni prima che compaia qualsiasi sintomo.
I ricercatori di Humanitas hanno dimostrato che nel DNA estratto dal tampone del Pap test è possibile rilevare le prime alterazioni molecolari tipiche del tumore ovarico, sfruttando una caratteristica delle cellule tumorali chiamata instabilità genomica. In uno studio su 113 pazienti, questa firma molecolare era rilevabile fino a nove anni prima della diagnosi clinica.
Lo studio, sostenuto anche da AIRC e Alleanza Contro il Cancro, è stato pubblicato su Science Translational Medicine e ha ottenuto attenzione internazionale su Nature, Repubblica, RAI News e altri media.
Stato attuale (2025–2026): è in corso la validazione su larga scala. Cinquanta centri oncologici italiani partecipano allo studio clinico osservazionale, coordinato con il supporto dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS. La coorte prevista include circa 920 donne. I risultati sono stati validati anche in modo indipendente dalla Lund University in Svezia. Nel 2025 il Prof. D'Incalci è stato nominato membro della Lancet Commission on Ovarian Cancer e ha ricevuto il Premio De Sanctis per la Ricerca all'Università La Sapienza di Roma.
AGGIORNAMENTO 2025
DOCUMENTAZIONE
2. Trascrittomica spaziale nelle lesioni tumorali precoci
Molti tumori ovarici nascono nelle tube di Falloppio, a partire da lesioni microscopiche chiamate STIC (Serous Tubal Intraepithelial Carcinoma). Studiare queste lesioni significa osservare il tumore nel suo momento zero.
Il laboratorio di Humanitas è tra i primissimi centri in Italia a utilizzare la tecnologia Xenium, una piattaforma di trascrittomica spaziale a singola cellula che permette di vedere quali geni sono attivi, in quali cellule e in quale posizione precisa all'interno del tessuto. Una strumentazione medica d'avanguardia che apre prospettive fino a poco fa inaccessibili.
Stato attuale (2025): analizzati i primi campioni STIC in pazienti con e senza mutazione BRCA. I dati preliminari mostrano che il confronto è fattibile e informativo. I risultati sono stati presentati al 10x Genomics user meeting nazionale presso l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
AGGIORNAMENTO 2025
DOCUMENTAZIONE
3. Biopsia liquida per il monitoraggio della malattia: piattaforma Janus-seq
Un semplice prelievo di sangue per capire se il tumore sta rispondendo alla terapia, o se sta evolvendo verso la resistenza. È questo l'obiettivo della biopsia liquida, e la piattaforma Janus-seq — sviluppata interamente presso Humanitas — è oggi uno degli strumenti più avanzati disponibili in Italia per applicarla al tumore ovarico.
Janus-seq analizza il DNA tumorale circolante (ctDNA) nel plasma, integrando due parametri molecolari complementari: la frazione tumorale e la frammentomica genomica.
Stato attuale (2025): lo studio ha coinvolto 173 pazienti con carcinoma ovarico avanzato e analizzato 393 campioni plasmatici nell'ambito del trial clinico multicentrico MITO-16a/MaNGO-OV2a. I risultati dimostrano che i parametri molecolari di Janus-seq sono predittori prognostici indipendenti, più informativi rispetto ai soli fattori clinici tradizionali. L'articolo è in corso di pubblicazione su ESMO Open Journal. I risultati sono stati presentati in nove comunicazioni scientifiche internazionali nel 2025, tra cui congressi a Nizza, Ginevra, Copenaghen e Orlando.
AGGIORNAMENTO 2025
DOCUMENTAZIONE
4. Marcatori molecolari per il rischio di recidiva negli stadi precoci
Anche quando il tumore ovarico viene diagnosticato in stadio I — fase iniziale — alcune pazienti vanno incontro a recidiva. Il motivo è biologico, e risiede nelle caratteristiche molecolari del tumore.
Uno studio precedente, pubblicato su European Journal of Cancer con il supporto della Fondazione, ha identificato per la prima volta tre profili genomici distinti nel carcinoma ovarico in stadio I, associati a prognosi differenti. Era la prima dimostrazione che esistono differenze biologiche rilevanti già nelle fasi precoci.
Stato attuale (2025): la coorte si sta espandendo a 480 reperti chirurgici con oltre 8 anni di follow-up, in collaborazione con IRCCS San Gerardo di Monza, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, IEO e Istituto Pascale di Napoli. La ricerca si sta estendendo allo studio del microambiente tumorale con tecnologie di trascrittomica spaziale. Nel 2025 sono stati pubblicati quattro articoli scientifici, tra cui uno su Cell Death & Disease e uno su ESMO Open. Il progetto ha sostenuto anche il dottorato di ricerca dell'ing. Aldo Sergi al Politecnico di Milano, incentrato sull'intelligenza artificiale applicata all'oncogenomica.
AGGIORNAMENTO 2025
DOCUMENTAZIONE
5. Nuovo progetto 2025 - Resistenza ai nuovi farmaci nel tumore ovarico metastatico
Gli anticorpi coniugati (ADC, Antibody-Drug Conjugates) sono una delle innovazioni più importanti dell'oncologia moderna: farmaci intelligenti che veicolano la terapia direttamente alle cellule tumorali, riducendo gli effetti collaterali. Nel tumore ovarico, alcuni ADC come il mirvetuximab soravtansina — che bersaglia il recettore per l'acido folico — stanno mostrando risultati promettenti. Ma non in tutte le pazienti. E la domanda è: perché?
Il nuovo progetto, avviato nel settembre 2025 e affidato alla Dott.ssa Lavinia Morosi, punta a misurare con tecniche di spettrometria di massa la concentrazione del farmaco direttamente nel tessuto tumorale, confrontando pazienti che rispondono alla terapia e pazienti in cui insorge resistenza.
Stato attuale: il progetto è in fase di avvio regolatorio. Lo studio clinico coinvolgerà circa 60 pazienti con carcinoma ovarico sieroso di alto grado, resistente al platino, in collaborazione con l'Unità di Ginecologia Oncologica dell'Humanitas San Pio X di Milano, diretta dalla Prof.ssa Domenica Lorusso.
Perché sostenere questa ricerca
L’impatto potenziale di questi sforzi di ricerca è enorme. Diagnosticare il tumore ovarico in stadio I anziché in stadio III significa passare da una sopravvivenza del 30% a una del 90%. Solo in Italia, si stima che circa 6.000 donne potrebbero essere salvate mentre a livello globale, questo approccio potrebbe potenzialmente salvare la vita di oltre 300.000 donne ogni anno.
Rilevare il cancro ovarico prima che si manifestino i sintomi consente inoltre un trattamento chirurgico meno invasivo e aggressivo. Grazie a questi progressi della ricerca, molte donne potrebbero essere curate con la sola chirurgia ed evitare i difficili effetti collaterali della chemioterapia. La qualità complessiva della vita dopo la diagnosi è destinata a migliorare considerevolmente.
Ogni euro donato alla Fondazione Alessandra Bono per questo programma va direttamente al lavoro di laboratorio, alla formazione dei ricercatori, agli strumenti scientifici e al coordinamento degli studi clinici.
Il 100% delle donazioni è destinato ai progetti.
FAQ
Cos'è il tumore ovarico e perché è difficile da diagnosticare?
Il tumore ovarico è la forma di cancro ginecologico con il più alto tasso di mortalità. È difficile da diagnosticare precocemente perché non produce sintomi riconoscibili nelle fasi iniziali: nella maggior parte dei casi viene individuato solo in stadio avanzato.
Come può il Pap test aiutare a diagnosticare il tumore ovarico?
I ricercatori di Humanitas University hanno dimostrato che nel DNA estratto dai tamponi del Pap test è possibile rilevare le alterazioni molecolari tipiche del tumore ovarico fino a nove anni prima della diagnosi clinica. La tecnica si basa sull'analisi dell'instabilità genomica delle cellule tumorali.
Cos'è la biopsia liquida nel tumore ovarico?
La biopsia liquida consiste nell'analisi del DNA tumorale circolante (ctDNA) presente nel sangue. Permette di monitorare la malattia e valutare la risposta alle terapie senza interventi invasivi. La piattaforma Janus-seq, sviluppata ad Humanitas, è uno degli strumenti più avanzati oggi disponibili per questa applicazione.
Cosa sono gli anticorpi coniugati (ADC) nel trattamento del tumore ovarico?
Gli ADC sono farmaci che combinano un anticorpo monoclonale con un agente citotossico, veicolando la terapia direttamente alle cellule tumorali. Nel tumore ovarico resistente al platino, farmaci come il mirvetuximab soravtansina stanno mostrando risultati promettenti. La ricerca della Fondazione studia i meccanismi di resistenza a questi trattamenti.
Come sostiene la Fondazione Alessandra Bono la ricerca oncologica?
Dal 2021 la Fondazione Alessandra Bono destina 250.000 euro annui alla ricerca sul tumore ovarico presso Humanitas University. Il 100% delle donazioni è destinato ai progetti. È possibile sostenere la ricerca tramite donazione diretta o devoluzione del 5×1000.
Dove viene condotta la ricerca sostenuta dalla Fondazione Alessandra Bono?
La ricerca si svolge presso il Laboratorio di Farmacologia Antitumorale dell'IRCCS Humanitas Research Hospital, in collaborazione con oltre 50 centri oncologici italiani e partner internazionali, tra cui la Lund University in Svezia.
LINK ARTICOLI DI RILIEVO:
PROGETTO DIAGNOSI PRECOCE
PROGETTO BIOMARCATORI
ATTIVITÀ GENERALI E NOSTRI RICERCATORI





















