Critical Care: il più ampio studio italiano sulla fatigue dopo la Terapia Intensiva
- 9 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
Un importante traguardo scientifico conferma il valore del Centro di Ricerca e Ambulatorio di Follow up Fondazione Alessandra Bono a sostegno della ricerca clinica d'eccellenza.
È stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Critical Care uno studio multicentrico coordinato dall'Università degli Studi di Brescia e dagli Spedali Civili di Brescia, dedicato all'analisi della fatigue nei pazienti sopravvissuti a un ricovero in Terapia Intensiva.
La ricerca, guidata dal Professor Nicola Latronico, Direttore del Dipartimento e Professore Ordinario di Anestesia e Rianimazione dell'Università degli Studi di Brescia, rappresenta oggi il più ampio studio disponibile in questo ambito a livello nazionale, coinvolgendo oltre 1.900 pazienti provenienti da numerosi centri italiani coordinati da Brescia.
L'articolo scientifico è disponibile al seguente link:
Lo studio affronta un tema di crescente rilevanza nella medicina intensiva moderna: le conseguenze a lungo termine che possono interessare i pazienti dopo la dimissione dalla Terapia Intensiva. La fatigue, caratterizzata da una persistente sensazione di stanchezza fisica e mentale, rappresenta infatti una delle condizioni che possono influire significativamente sulla qualità della vita e sul percorso di recupero.
«Siamo orgogliosi di aver contribuito a un progetto di ricerca che, per dimensioni e rilevanza scientifica, rappresenta un riferimento internazionale nello studio degli esiti a lungo termine della Terapia Intensiva», dichiara il Presidente, Cav. Valerio Bono. «Sostenere la ricerca significa generare conoscenza, migliorare la qualità delle cure e offrire nuove prospettive e supporti ai pazienti e alle loro famiglie.»
Questo risultato testimonia concretamente l'impegno della Fondazione nel promuovere progetti di alto valore scientifico e clinico, capaci di trasformare l'innovazione in benefici reali per la salute delle persone, contribuendo alla costruzione di un futuro in cui la ricerca sia sempre più un bene comune al servizio della vita.





Commenti