Dieci anni ma il filo non è spezzato.
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Dieci anni dopo, la sua visione continua a generare futuro: nella ricerca che avanza, nei medici che si formano, nelle persone che ricevono cura, sostegno e nuove possibilità.
Dieci anni fa, il 10 giugno 2016, Alessandra ci lasciava. Lo fece con la stessa silenziosa grazia con cui aveva vissuto tutto: senza rumore, senza peso sugli altri, con una dignità che chi la conosceva porta ancora dentro.
Ha combattuto per dodici anni. Non perché non sapesse quanto fosse difficile, lo sapeva meglio di chiunque altro, ma perché aveva scelto di non sprecare nemmeno un giorno. Aveva scelto di guardare avanti, di stare presente, di volere bene alle persone intorno a lei con una generosità che non chiedeva nulla in cambio.
Quella scelta non si è fermata con lei.
Una visione che è diventata realtà
Alessandra non ha lasciato solo un ricordo. Ha lasciato una direzione.
Quando, negli anni della malattia, ha scelto di sostenere la ricerca sul tumore ovarico, quella stessa ricerca che cercava una risposta alla sua diagnosi, lo ha fatto con lucidità e intenzionalità. Sapeva che i tempi della scienza non coincidono con i tempi di una vita. Ma sapeva anche che qualcuno doveva cominciare.
La Fondazione che porta il suo nome nasce da lì: da quella visione, da quella determinazione silenziosa, da quella capacità di guardare oltre se stessa anche nei momenti più duri.
Oggi quella fondazione finanzia la ricerca più avanzata al mondo per la prevenzione del tumore ovarico, forma medici e ricercatori, sostiene reparti ospedalieri con strumentazione all’avanguardia, porta istruzione e cura a bambini in India e in Ecuador. Sono risposte concrete a domande reali, esattamente come Alessandra avrebbe voluto.
L'umanità come metodo
Chi ha conosciuto Alessandra ricorda soprattutto i suoi occhi. Uno sguardo capace di arrivare al cuore delle persone senza passare per le parole. Sapeva ascoltare, non giudicava, infondeva coraggio senza proclami.
Quella stessa umanità è il filo che attraversa ogni progetto della Fondazione. Non è solo una questione di valori dichiarati: è il modo in cui lavoriamo, il criterio con cui scegliamo cosa sostenere, la misura con cui valutiamo se quello che facciamo conta davvero.
L’umanità è essenziale, la ricerca è indispensabile. Alessandra aveva capito che servivano entrambe.
Stasera, insieme
Questa sera, alle ore 19.30, presso la Chiesetta di Santa Rita in Via Sant'Afra a Corte Franca, saremo riuniti per una messa in sua memoria.
Non è un caso che il luogo sia proprio lì. Santa Rita era per Alessandra una presenza reale, una fonte di coraggio nei momenti più difficili. A lei si rivolgeva con una preghiera tutta sua, scritta con le parole di chi sa cosa vuol dire chiedere forza.
Dopo la messa, ci sarà un momento di musica e letture, uno spazio raccolto, senza cerimonie. Solo il desiderio di stare insieme, di ricordarla nel modo che le somigliava di più: con delicatezza, con affetto, con qualcosa di bello.
Chi vuole venire è benvenuto.
Dieci anni sono tanti. Sono anche pochissimi.
Quello che Alessandra ha costruito, con la sua vita prima, e con la sua storia dopo, è ancora qui, vivo, in movimento. Ogni ricercatore che lavora grazie alla Fondazione, ogni medico formato, ogni bambino che va a scuola porta con sé qualcosa di suo, anche senza saperlo.
"Il filo non è spezzato."
E non lo sarà.





















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